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ERRI DE LUCA

ERRI DE LUCA - Società per la Cremazione
Nel 2009, ha raccontato di scrivere sempre appoggiato sulle ginocchia, prima che faccia giorno e su quaderni a righe. Quelli a quadretti gli ricordano le vite recluse.
Vive nella campagna romana. 
                                                   Mamm’Emilia
 
In te sono stato albume,uovo , pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta ,
fuori di te sono contato a giorni.
 
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte risono ingrandito ,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
 
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
 
Sono venuto nudo , mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
 
Mi hai messo in bocca tutte le tue parole
a cucchiaini , tranne una : mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
Quella l’insegna il figlio.
 
 
Da te ho preso le voci del mio luogo ,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina
 
 
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze ,
a scrivere una lettera , ad accendere un fuoco ,
a finire le parole crociate , ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola ,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora ,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo ,
a tuo padre somiglio , a tuo fratello ,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
non il loro peso
a te ho nascosto tutto .
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello del vulcano che ci orientava nel sonno.
 
ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.